venerdì 3 agosto 2007

RIVELAzione


Ho sognato di osservarti mentre docile dormivi.

T'ho scovato in una notte senza luna,
grazie al flebile brillio
d'una lucciola
morente.


Ho sognato di ascoltare il tuo respiro silenzioso.

Giacevi abbandonato da ogni affanno,
sul viso un'espressione
ingenuamente
indifesa.

T'ho raggiunto nel luogo in cui ti celi per sfuggirmi.

Alte mura ha la fortezza che ti veglia,
erette con la forza
di un dolore
senza voce.


Ho tanto sperato d'incontrare il tuo cuore velato.

Eppure in questo sogno, non mi sbaglio
non solo uno spiraglio
ma assaporo
completezza.

Ho sognato di poter appartenere al tuo segreto.

E m'illudo di poterti infine raggiungere
e sfiorarti apertamente
sotto un cielo
luminoso.




lunedì 23 luglio 2007

Racconti Randagi

Sul web capita spesso di imbattersi in parole scritte che formano racconti.
Spesso questi racconti nascono e si sviluppano nei blog.
A volte vengono suddivisi in post brevi ed intensi, pubblicati a puntate, senza scandenze precise.
Altre volte invece l'autore non segue per nulla il "ritmo" della scrittura digitale e inserisce il suo racconto tutto intero, in un unico blocco, dove capitolo segue capitolo.

Succede che molti di questi racconti siano belli e avvincenti.
E che magari il blogger che scrive è mosso dalla pura passione, procede senza troppe aspettative, solo perchè ha voglia di scrivere e di farsi leggere dal primo navigante che incrocia.

Nei meandri della rete molti di questi racconti si perdono.

Alcune volte, quando gli autori o quando il pubblico di lettori virtuali lo desidera, questi racconti vengono promossi, diffusi, raccolti in e-book, pubblicati su riviste online, stampati anche sul cartaceo.

Gli autori tendono a spingere quelli che ritengono i loro racconti migliori, le loro punte di diamante, le parole perfette. Generalmente i lettori e gli editori virtuali cercano questi racconti ritenuti più belli.

Generalmente, ma non sempre.

Randagi (i racconti che i bloggers amano), è una iniziativa volta a raccogliere in e-book alcuni dei racconti sparsi tra i grovigli della blogsfera.

Ciò che colpisce, che mi colpisce, è l'unica condizione necessaria per poter inviare i racconti alla redazione.

Assunta Altieri, dal suo Cassetto delle idee libere, puntualizza:
deve trattarsi di un racconto al quale siete particolarmente legati e sono così invadente da voler sapere perché.


Ammetto che mi piace, molto.
Randagi pubblicherà tre racconti per volta. Tre racconti che sono lì perchè sono amati dai loro autori, non perchè rappresentino le loro migliori produzioni, i loro fiori all'occhiello, quelli pregiati, con cui desiderano farsi conoscere.

Sono lì perchè coloro che li hanno scritti hanno provato e provano affetto profondo per questi scritti, avvertono e non scordano l'appartenenza viscerale di questi pezzi al loro essere.

Segnalati perchè amati.

E lo trovo stupendo.

La prima edizione di Randagi è scaricabile dal blog sopracitato.




*Ringrazio Gloutchov per la segnalazione.

lunedì 16 luglio 2007

La fioraia - Intro

racconto

Il sole sta calando, rosso, infuocato, ardente di passione per ogni pezzetto di mondo che lambisce, ultima carezza del giorno, poi il saluto e l'abbandono, domani il ritorno.
E' geloso fino all'inverosimile di ogni angolo di questo pianeta, ne ama i profumi portati dal vento, ne brama i colori intensi, quell'azzurro così fresco, il verde gioioso delle foreste e il bianco accecante dei ghiacciai.. proprio i ghiacciai con il loro candore lo inebriano a tal punto che non smetterebbe mai di guardarli, su di loro si trattiene per mesi senza concedere il conforto della notte.
Eccolo, adesso, mentre scivola via, lascivo e sofferente, insinuandosi smanioso tra i rami degli alberi un'ultima volta, come chi non ha la forza di lasciare il corpo dell'amato dopo una notte d'amore.


La solita tovaglia a quadri rossi e bianchi.
Il vapore sbuffeggiò in tondeggianti nuvolette appena lui scostò il coperchio.
"Sai - incominciò una voce di donna mentre nel frattempo mani di donna afferravano risolute un tegame bollente; sono dita che non possiedono quasi più sensibilità al dolore, nonostante abbia mani gentili di forma e d'aspetto, delicate nello sfiorare - oggi in negozio mi è successa una cosa... che definirei.. strana"
"Cosa tesoro?" - era già seduto, versò il vino nei bicchieri mentre lei sporzionava nei piatti.
"Un cliente nuovo.. una persona normalissima.. anche molto bello direi.. sui trent'anni... - raccontava lentamente, distratta, ma presto il tegame finì nel lavello e si sedette al solito posto - dicevo, è entrato in negozio, ha osservato tutti i fiori, li ha odorati, sfiorati, per un bel pò sai?"
"Non vedo cosa ci sia di strano.. magari era solo un pò indeciso"
"Bhe, fammi finire di raccontare - portò in bocca un primo boccone - e comunque buon appetito"
"Anche a te. Poi che ha fatto?"
"mmm... dopo aver girato per quasi un'oretta senza prendermi minimamente in considerazione, e dopo essersi soffermato con aria perplessa di fronte ad ogni fiore, si avvicina.. e mi chiede:
Gentile Signora, che fiore mi consiglierebbe per festeggiare un tradimento?"
"Ma dai! ma esiste un fiore simile?"
"Bhe..i fiori parlano! è un pò troppo salato forse, non ti pare?"
"No, per me è ottimo, ho capito che i fiori parlano, ma mica festeggiano i tradimenti.. o no?"
"Effettivamente ti dirò che non ho saputo rispondergli. Il fiore del tradimento è il fiore del sambuco, ma non credo serva per festeggiarli, vuoi altro formaggio?"
"No, non ti preoccupare, quindi?"
"Quindi cosa?"
"Che fiore ha preso?"
"Il sambuco! ha detto che ci avrebbe aggiunto dello champagne..." - portò alla bocca il vino, un pò seccata.
"Che ti prende adesso?" - lui sorrise ironico
"A cosa ti serve sapere di che fiore si trattasse?"
"Adesso non mi serve, ma non si sa mai. Devo imparare questi linguaggi dei fiori, a volte sei così impegnata che non riesco manco a parlarti..se però ti faccio trovare il fiore giusto, eheheh"
"...."
"Dai, non fare quella faccia - rise lui, bonariamente. Sapeva già che lei fingeva una stizza che non aveva.
E' il gioco della parti. E' bello fare le gelose. E' bello fingersi offese. In genere lui le sfiora la guancia con la mano e la rassicura, inutilmente dato che non c'è vera necessità, ma è ugualmente bello.
Come quando lui finge che il pasto presenta mille difetti: poco sale, troppo formaggio, troppo cotto, poco sugo, troppo abbrustolito, e alla fine invece il sapore è buono, ma è bello vederla stizzita e lamentosa, punzecchiarla, innervosirla e poi farsi perdonare.
In fondo sono solo semplici giochi d'amore. Non va bene niente e invece va bene tutto.
Il gioco del "se mi tieni il broncio è più stuzzicante fartelo passare".
"Comunque, resta il fatto che quel tipo non mi piaceva - lei riprese versando altro vino - era strano, troppo maliardo, sottile... non sò.. mi ha messa a disagio"
"Bhe, inizia a sperare che non diventi un cliente fisso allora, altrimenti dovrai ripassare il significato di fiori, piante ed arbusti!"
"Seee.. metto sul bancone un libro e gli dico: trovatelo!"
"Si, decisamente.. adesso è chiaro, otto anni fa sono stato conquistato dalla tua estrema e raffinata gentilezza"
"..."
"Bhe, se dovesse ritornare fammi sapere quali altre richieste ti rivolge, potrei fare di lui una cavia"
"Riesci a pensare ad una persona senza rivestirla di termini come cavia, esperimento, oggetto di studio e simili?"
"Si, quando penso a te mi viene in mente il termine "moglie": credimi, è sufficiente"
Molto probabilmente il secondo piatto avrà poco sale, o troppo condimento.
Il complice gioco della stizza ha preso il via.
Questa sera le luci della cucina e del salotto non resteranno accese a lungo.

Gli ultimi raggi del sole si aggrappano e si strappano dai rami degli alberi neri, mentre inevitabilmente il cerchio di fuoco scivola via dietro l'orizzonte. Folle e inconsolabile, si chiede chi mai allieterà questo mondo mentre lui ricopre l'altro mezzo.
Un ultimo raggio, troppo innamorato del luogo, si avvinghia alla Luna per continuare a sbirciare.

mercoledì 11 luglio 2007

solo un imprevisto

Hai presente quando un papà o una mamma portano a spasso il loro bambino e gli promettono che sulla via del ritorno passeranno dalla gelateria che produce quei gelati tanto buoni che sono così cremosi che fanno impazzire e poi se vuoi ti mettono anche la panna sopra e il bambino è felice e per tutta la durata della sua passeggiata pensa al gelato che si gusterà tornando verso casa quando poi ecco al ritorno la strada che intraprendono non è quella dove si trova la gelateria perchè si è fatto tardi e devono rientrare in fretta e quindi il gelato si deve rimandare ad un'altra volta?


Hai presente quando ti sembra che il tempo proprio non ti basta e sai perfettamente che in realtà sei tu che non te lo sai gestire e che è vero che il lavoro è tanto ed è anche vero che la sera la stanchezza è sempre troppa però sai benissimo che il tempo per una telefonata veloce si trova e invece tu non lo vuoi trovare perchè dici che lo stress ti impedisce persino di renderti conto quando non stai facendo nulla di importante e magari giocherelli con il telecomando o ti butti su una poltrona senza avere la forza nemmeno di parlare e vorresti dimenticare ogni impegno e ogni affanno e ti scalzi di dosso anche il pensiero di quelle persone che volevi sentire?


Non possiamo farci nulla ed è perfettamente inutile negarlo perchè tanto è vero che alla fine i piccoli contrattempi ci indispongono e ci rendono tristi e afflitti come se ci trovassimo di fronte a tragedie ben maggiori e magari ci sentiamo anche un pò soli perchè vorremmo avere accanto le persone che amiamo e invece sono distanti talmente tanto che nemmeno il telefono può raggiungerle visto che oltre alla distanza fisica poi si ci mette anche la mancanza di tempo da dedicare a ciò che ci fa bene e accumuliamo amarezza e alla fine siamo deboli e insicuri e crolliamo come foglie quando arriva un contrattempo che ci priva di un piccolo piacere o che ci tiene lontani da un pò di calore.

venerdì 6 luglio 2007

metti una notte rosa a rimini






si, metti una notte che non è
notte, metti una notte rivestita
di labile rosa, metti la solita città,
che diventa una nuova
città, avvolta da un manto di luce incantata.





metti anche noi, che ci muoviamo
lentamente e volgiamo al cielo lo sguardo,
metti che cerchiamo la luna, per vedere
se anche lei eclissa il bagliore latteo
e arrossisce viziosa.


metti una notte senza sonno, insonnia
voluta e non temuta,
metti una notte ricoperta di rosa, troppo
intenso il colore, tant'è che non svanisce,

quando invece svanisce il buio,
mentre il sole sorge, tuffandosi
a sua volta in un mare di fragola.


Dall'alto in basso:
Fontana Quattro Cavalli - Rimini
Grand Hotel - Rimini
Alba sulla Spiaggia - Bellaria

1 Luglio 2007, Grazie a chi ha condiviso con me la magica tinta di una notte.


mercoledì 4 luglio 2007

dai Luoghi nascono le Parole

Rallenta il passo, assapora il profumo, percepisci il suono.
Fermati.

Non ti si è svelato del tutto solo perchè non sai ancora dove tu vuoi arrivare.

Abbandonati a te stesso, è necessario, siediti magari, anche a terra va bene, sostengo da sempre "la comodità prima del pensiero".
Adesso, decidi pure dove "essere".


Sei lì, nel luogo che desideravi contemplare.
Ne hai deciso le sembianze, lo spazio-tempo, l'orizzonte.
E' tuo.

Non è necessario che ce lo illustri, non ancora, è inutile tentare di descrivere il gusto di un dolce alla sola vista degli ingredienti.
Devi prima comprendere cosa hai mescolato insieme.

Si tratta di un ricordo d'infanzia? di un posto offuscato, di uno squarcio amato e perduto che desideravi richiamare?
Fai attenzione, se il tuo luogo è lontano nel tempo devi ritrovarlo com'era allora, con gli occhi antichi, reciderlo dall'adesso.
Oggi lo guarderesti da estraneo, oggi ti sembrerebbe cambiato, perchè tu sei cambiato.
Il trucco è: recuperane il ricordo, recuperando il ricordo di te.
Ci sei? ti vedi bambino, fanciullo, più ingenuo, vivace, vulnerabile, forte, diverso?
Allora socchiudi gli occhi lentamente, è nel buio che potrai delinearlo, sfiorandogli l'anima.

Attento!
Non ti ho avvisato prima, potrebbe accadere che la sua apparizione non sia piacevole,
che ti si riporti in mente un posto che non volevi rivedere, lo avevi cancellato apposta - forse, soffocandolo nel dolore, strappandogli via le spoglie con morsi di rabbia.


Se ti fa male,
allontanati un attimo.


Potrebbe anche accadere che il luogo in cui adesso ti trovi non esiste, o se esiste non ne hai mai varcato il suolo: lo hai sognato, lo hai fantasticato, era lo scenario della fiaba che ti raccontava voce-di-mamma quand'eri piccino, o forse l'avevi costruito pezzo dopo pezzo grazie alla mirabile penna di uno scrittore - era lo scenario di un racconto, di un romanzo, divenuto per te vivo e vero.
Forse in quel luogo cercasti le tracce di un assassino, le prove di un crimine, studiandone ogni dettaglio descritto.

Stranamente potrebbe anche metterti a disagio - ascolta, quel senso di lutto che lo pervade non è poi così immaginario.

Non volendo torni dove ha giocato la morte, dove ti ha esasperato ridendoti in faccia, di una risata tenera però, come mamma che prende in giro il suo bambino caduto.

Ti allontani di nuovo con violenza, ma stavolta - si, stavolta,
atterri dove ha giocato l'amore.
E ti si scioglie dolce la tensione, debolmente.

E' il luogo dove ricordi, ti piace
fare
l'amore.
Dove diventi fragile come una foglia secca e forte come vento.



Bene - qualunque sia il posto che adesso nella mente hai fermato, ripescato, scovato, ricordato, immaginato, qualunque sia..

Assorbine l'essenza. Ingoialo. Deglutisci.
Fatti riempire, una, due , tre volte.


Poi prendi tutte le parole che possiedi, ricercale, rincorrile, sono capricciose - lo sò, le segui con la mente ma quando stai per afferrarle perdono il senso, meglio inseguire farfalle - è vero, ma le farlalle catturate non conducono in nessuna via, le parole si, quando le hai prese - le hai prese? bene, adesso..

mostracelo.

Dipingici il tuo luogo, la sua atmosfera, suonacelo, cantacelo, portaci lì con te.
Ascolta le sue parole e usale per svelarcelo nelle tue sensazioni.


Hai visto quello che volevi vedere, sei stato dove sei voluto andare, hai ricordato quello che volevi ricordare.

Solo le parole ti si sono imposte - impossibile trattenere il bambino al termine della gestazione, esce, vuole la vita, vuole vagire e narrare l'abbraccio passato della placenta.
L'uso che farai di queste parole suscitate, dipende da te.

Stai fermo, gusta il profumo, ascolta il suono.
Vivilo.


martedì 26 giugno 2007

inViDia

Venticinque righe, me ne bastano venticinque.
Una per ogni manciata di giorni mescolati a generarmi gli anni.

No, non voglio riferire una cronologia di eventi, di passi, di gesti.
Non si tratta nemmeno di una fiaba o di un racconto fantastico.

Il punto è che a volte ci si sente cattivi.
Cattivi perchè si ama immensamente qualcuno e lo si invidia.
Cattivi perchè ci han detto che l'indivia è un sentimento brutto.
E non si provano i sentimenti brutti nei confronti di chi si ama.

Eppure qualcosa non quadra.

Ti amo immensamente perchè non mi somigli.
Perchè sono incatenata in un angolo e tu giochi con leggerezza.
Semplicemente vorrei tanto somigliarti.

E ti invidio.

Ma l'invidia è una cosa brutta anche se ti amo immensamente.
Non è mio diritto assaporarla mentre ti penso.
Nemmeno se proteggerò sempre la bellezza del tuo fruscio.

Ma se io non ti invidiassi, cosa saresti tu?

Saresti più simile a me, senz'altro.
Avresti i miei difetti, e io li odierei in te come in me.
L'odio non genera invidia, genera disprezzo.
Non avresti i tuoi pregi e non ti amerei.

Ma io ti voglio esattamente come sei tu adesso.
Ti voglio amare e proteggere così, nella tua forma spontanea.

E in questa notte mi sento cattiva perchè ho i miei difetti.
E perchè non amo i miei pregi con l'intensità con cui amo i tuoi.


martedì 12 giugno 2007

Le Notti della Mancanza

C'erano notti in cui la Nostalgia le invadeva gli occhi con ondate improvvise di umido sale.

C'erano notti in cui l'Assenza bussava feroce alle pareti di un cuore in tumulto.

C'erano notti in cui si sentiva Perduta, troppo lontana per restare avvinghiata nella presa di quell'invisibile braccio chiamato Radice.

Erano le Notti della Mancanza, dove voci di sirene cantavano ricordi e conducevano il pensiero con sublime strazio, lo ingannavano, lo ammaliavano, usando omeriche seduzioni tentavano di rapirne anche il corpo per ricondurlo alla sua terra.
Terra dura, capricciosa, così difficile da modellare, ma che conservava ancora forma di quel corpo mancante.

Erano le notti in cui in preda all'angoscia si domandava se fosse giusto, se fosse consentito, se fosse naturale Vivere Separata, aver scelto la Distanza, aver chiamato casa altre mura, le dita della mano hanno senso solo se restano insieme, attaccate nel punto preciso in sui sono nate, ti strapperesti forse un dito per posarlo in un altro punto del corpo?

Erano le notti in cui tutto sembrava un Errore e la Solitudine urlava e sbatteva e sfiniva ogni forza.
Erano le notti in cui anche la propria voce singhiozzante sembrava Voce di Terra Straniera.

C'erano notti in cui si sentiva morire come quel sole rosso fuoco che si spegneva lontano, nel suo mare, ogni sera, mentre il campanile, eterno e sconfitto, suonava muto la maliconia degli esuli.

Erano le notti in cui sapeva che l'indomani il sole avrebbe illuminato un cielo diverso e uguale, perchè l'azzurro che ci copre è sempre lo stesso azzurro e ci sorveglia,
noi e le nostre case lontane,
noi e le nostre persone strappate,
noi e le nostre scelte malate.

giovedì 7 giugno 2007

Calendula

Spalanca il cuore con la luce del mattino, si spegne gemendo come sole al tramonto.

Bellezza e delizia non sostiene quando sale l'ombra.
Il fragile stelo non sopporta il peso che non vede.

Te ne accorgi.
Rattristato non comprendi il suo chinarsi inerme, ma ben sai che un fiore è bello poichè indifeso.
L'inebriante profumo costa fatica, ogni esile sorriso lo coltiva custodendolo nel segreto.
E se corruccia lo sguardo è solo perchè tenta invano, ahimè, di celarti quell'animo trafitto.

Della tua luce morbida non sente il tocco.

La Notte, indiscreta, ne percepirà il tremore, l'inquieto soffrire in lacrime di rugiada.
Son perle che scendono da rive socchiuse, ghiacciate, sprofondano in una solitudine nera.

Non ti spaventare, oh Notte, non temere per l'esile creatura.

Se tra le tue braccia si dimena con affanno, circondala con più ardore.


Non sarà in grado di chiamare per nome il peso che l'opprime, ma tu che il battito del cuore sai ascoltare,
da quel silenzioso palpitare,
ne percepirai l'essenza:

Assenza.


venerdì 1 giugno 2007

Ho Sepolto il Cuore

Ho sepolto il cuore per impedirgli di perdere il senno.

L’ho sepolto in terra umida, scura, fredda come pietra antica, dal profumo pungente che assale intenso appena la smuovi a fondo, inaspettatamente morbida al contatto delle dita tremanti che vi si insinuano randagie.
L'ho sepolto in una terra affamata che gli si è appiccicata addosso, svelta, smaniosa di possederlo ed assimilarlo fatalmente nella morsa.

Ho sepolto il cuore e l’ho sepolto in una sera tiepida, con le mie sole mani, raspando con le unghie, infrangendo la resistenza della crosta che schiacciava il terreno, ho scavato io, io sola. L’ho deposto senza una lacrima di addio.

Il luogo in cui l’ho sepolto è ben custodito, celato agli sguardi da una coltre di edera silenziosa, discreta, insinuatasi col tempo tra le fessure di ogni arbusto. Un verde mantello che lo protegge senza nulla aspettare, così come i rovi vegliarono il placido sonno della Bella, senza conoscer fretta.
Fragile custode sembra a prima vista, quasi adagiata con leggerezza.
Ma in realtà violenta è la sua presa, asfissiante il suo tocco, timore non incute con spine e rovi, ma con un abbraccio che tutto ricopre, senza spiragli, che si caccia dentro, si impianta come corpo sprofondato in un letto.

L’ho sepolto e l’ho lasciato ricoprire dall’edera. Non credo avrà mai voglia, lei, di rendermelo indietro.

Lui continuerà a sussultare, ancora e poi ancora.
Io so che quando tu passerai in quella radura, facendo scricchiolare il tappeto di foglie secche ad ogni passo, all’improvviso ti sentirai inquieto come fossi scrutato nel segreto. E penserai che la suggestione dei luoghi partorisce fantasmi come il deserto genera le fate morgane.
Tu non saprai, ma la verità è che di quel cuore avrai percepito il respiro.


Ho sepolto il cuore perché m’impediva di ragionare.
Perché si confondeva spesso, si lasciava ammaliare con capriccio, perché non voleva star solo, perché voleva svincolarsi da ogni controllo.

L’ho sepolto perché mi schiacciava e mi inebriava, dissennato come un bambino irrequieto.

L’ho sepolto perché non voleva più appartenermi.

Leggera sono adesso, non devo più sforzarmi di trovare, al sorgere di ogni alba, il coraggio di affrontare giorni troppo felici.


* ringrazio Dario per la foto.