venerdì 18 aprile 2008

Tuffarsi nella bella Rimini

rimini manifesti balneariAncora freddo.
Ieri il sole caldo splendeva nel cielo. Oggi ha dominato il gelo.
Pazienza, un maglione in più e tutto passa.
Il principio della bella stagione, tuttavia, ha già portato con se i primi turisti: aspiranti bagnanti pieni di soldi e speranze (adesso? ma l'acqua è gelida! - Ebbene si, adesso!).
Sarà che nel loro Paese d'origine il freddo è più freddo, però non capirò mai come in questo periodo pretendano di andare al mare, che certo, è tanto bello da vedere, ma non così caldo da suscitare voglia di immersioni. Pazienza anche qui, ognuno segua i propri desideri.

Ma mentre riflettevo vagamente sul masochismo del turismo primaverile, questa mattina mi sono imbattuta nel nuovo manifesto balneare della città di Rimini. Troneggiava felice accanto ai volti distratti di uomini politici; quella grande R rossa non cattura lo sguardo, lo pretende.

Sono trascorsi un bel po di anni da quando l'amministrazione comunale di Rimini ha riesumato questa antica tradizione. Ogni anno commissiona un nuovo cartellone pubblicitario della stagione turistica; nella realizzazione coinvolge artisti locali e grandi nomi della Riviera. Da Gruau a Toccafondo, da Manara a Jovanotti, da Giovagnoli ad Echaurren. Nel 2008 è il turno di Morosini, un giovane grafico autore della raccolta "Dividirimini", libro fotografico dedicato ai bagnini.

Più tardi, cercando dettagli sulla storia del nuovo manifesto, googlando googlando, ecco la bella sorpresa della giornata: Balnea Musem - il museo virtuale dei bagni di mare e del turismo balneare.

Un sito/museo dedicato alla storia del turismo balneare!

Me ne sono innamorata al primo sguardo, tuffandomi senza esitazione tra fotografie, cartoline, manifesti, storie.

Ho ritrovato tutto il calore dei sogni che adornavano la bella Rimini, il mito della Riviera, del Grand Hotel, di Amarcord.

Ho visitato le stanze delle cartoline d'epoca, la spiaggia vista da Fellini i bagni del Duce e tanto altro ancora: infine, la storia e i manifesti balneari che cercavo, tradizione antica, come accennavo, ripresa negli anni novanta.

E' stato un bel viaggio, tra bagnini e bagnanti, tra luoghi conosciuti, volti anonimi e sorrisi pieni di salsedine.

L'estate non è ancora arrivata ed è decisamente presto per concedersi un bagno a mare.

Però un tuffo in quasi due secoli di storia, val la pena.

martedì 15 aprile 2008

Destra Sinistra - di Giorgio Gaber



Tutti noi ce la prendiamo con la storia
Ma io dico che la colpa è nostra,
è evidente che la gente è poco seria
Quando parla di sinistra o destra.

Ma cos'è la destra, cos'è la sinistra...
Ma cos'è la destra, cos'è la sinistra...

Fare il bagno nella vasca è di destra
Far la doccia invece è di sinistra,
Un pacchetto di Marlboro è di destra
Di contrabbando è di sinistra.

Ma cos'è la destra, cos'è la sinistra...

Una bella minestrina è di destra
Il minestrone è sempre di sinistra,
Tutti i film che fanno oggi son di destra
Se annoiano son di sinistra.

Ma cos'è la destra, cos'è la sinistra...

Le scarpette da ginnastica o da tennis
Hanno ancora un gusto un po' di destra,
Ma portarle tutte sporche e un po' slacciate
è da scemi più che di sinistra.

Ma cos'è la destra, cos'è la sinistra...

I blue-jeans che sono un segno di sinistra
Con la giacca vanno verso destra,
Il concerto nello stadio è di sinistra
i prezzi sono un pò di destra.

Ma cos'è la destra, cos'è la sinistra...

I collant son quasi sempre di sinistra
il reggicalze e' più che mai di destra
la pisciata in compagnia e' di sinistra
il cesso e' sempre in fondo a destra

Ma cos'è la destra, cos'è la sinistra...

La piscina bella azzurra e trasparente
è evidente che sia un po' di destra,
Mentre i fiumi, tutti i laghi e anche il mare
Son di merda più che sinistra.

Ma cos'è la destra, cos'è la sinistra...

L'ideologia, l'ideologia
Malgrado tutto credo ancora che ci sia,
è la passione, l'ossessione della tua diversità
Che al momento dove è andata non si sa
Dove non si sa
Dove non si sa.

Io direi che il culatello è di destra
La mortadella è di sinistra,
Se la cioccolata svizzera è di destra
La nutella è ancora di sinistra.

Ma cos'è la destra, cos'è la sinistra...

Il pensiero liberale è di destra
Ora è buono anche per la sinistra
Non si sa se la fortuna sia di destra
Ma la sfiga è sempre di sinistra.

Ma cos'è la destra, cos'è la sinistra...

Il saluto vigoroso a pugno chiuso
è un antico gesto di sinistra,
Quello un po' degli anni '20, un po' romano
è da stronzi oltre che di destra.

Ma cos'è la destra, cos'è la sinistra...

L'ideologia, l'ideologia
Non so se è un mito del passato o un'isteria,
è il continuare ad affermare un pensiero e il suo perché
Con la scusa di un contrasto che non c'è
Se c'è chissà dov'è
Se c'è chissà dov'è.

Tutto il vecchio moralismo è di sinistra
La mancanza di morale è a destra
Anche il Papa ultimamente è un pò a sinistra
è il demonio che ora è andato a destra.

Ma cos'è la destra, cos'è la sinistra...

La risposta delle masse è di sinistra
Con un lieve cedimento a destra
Son sicuro che il bastardo è di sinistra
Il figlio di puttana è a destra.

Ma cos'è la destra, cos'è la sinistra...

Una donna emancipata è di sinistra
Riservata è già un po' più di destra,
Ma un figone resta sempre un'attrazione
Che va bene per sinistra e destra.

Ma cos'è la destra, cos'è la sinistra...

Tutti noi ce la prendiamo con la storia
Ma io dico che la colpa è nostra,
è evidente che la gente è poco seria
Quando parla di sinistra o destra.

Ma cos'è la destra, cos'è la sinistra...
Ma cos'è la destra, cos'è la sinistra...

Destra-sinistra
Destra-sinistra
Destra-sinistra
Basta!

venerdì 4 aprile 2008

BookMooch: da oggi Scambio Libri


Il web è bello perché ogni click conduce ad una nuova scoperta.
Questa mattina l'ennesima prova: una ricerca su Google, due-tre pagine consultate, seguo un link, poi un altro, ed ecco BookMooch, un piccolo mondo che non ti aspetti.

Di cosa si tratta?
BookMooch è una comunità virtuale per lo scambio di libri usati.

Possiedi un libro che non ti serve più? Negli scaffali della tua libreria ci sono tomi e volumi che occupano spazio ma verso i quali non nutri interesse?
Con BookMooch puoi scambiarli con i libri che desideri e che ancora non possiedi.

Ecco come funziona:
- vi iscrivete (gratuitamente)
- inserite i libri che desiderate scambiare e ottenete dei punti; altri punti li otterrete ogni volta che invierete un libro
- i punti ottenuti vi servono per richiedere i libri desiderati agli altri utenti.
Ulteriori notizie sul sistema dei punti le trovate sul sito, facile e abbastanza gradevole da sfogliare.

Costi da sostenere?
Soltanto uno, quello relativo all'invio del libro.
Tuttavia, in fase di registrazione, potrete indicare se siete disponibili ad inviare i libri in tutte le nazioni del mondo, se preferite inviarli solo nella vostra, o se preferite decidere di caso in caso.

Trovo che l'idea di usare il web per incentivare lo scambio di libri sia buona, e BookMooch mi sembra un bel servizio. Certo, per funzionare bene occorre che il numero di iscritti sia ampio e soprattutto, che gli utenti mettano a disposizione dei libri.. è per questo che dedico questo post alla comunità dello scambio-libro, auspicando una biblioteca virtuale sempre più ricca.

Attualmente il catalogo italiano di BookMooch contiene 858 libri (contro i 186.374 in lingua inglese, senza considerare le altre lingue e Paesi)

Se desiderate altre informazioni o sfogliare i titoli disponibili, non vi resta che fare un giro su it.bookmooch.com

giovedì 3 aprile 2008

Liberiamo il Tempo

Questa sera ho ascoltato parole che descrivevano i vantaggi dell'organizzazione, in azienda.


Pensa ciò che devi fare
Scrivi ciò che devi fare
Scrivi ciò che hai fatto
Poi verifica gli scostamenti e riparti, verso il tuo obbiettivo.

Padroneggiare il tempo, distribuire i compiti, stabilire le priorità.

Ma non di solo lavoro viviamo.
Quando la sera chiudo alle mie spalle la porta dell'ufficio, veloce lo sguardo mi sfugge nel punto dove tramonta il sole; mi immergo nel rosa pungente e nei fasci dorati che squartano le nuvole.

Il giorno finisce, io inizio la vita.

Una vita di gesti ripetuti e pensieri monotoni: prendo l'autobus, comprerò il pane, cucinerò la mia cena, la consumerò in silenzio, accenderò il computer in camera per altre ore di ticchettio, tasti, mouse, schermo.

Organizzare il tempo di lavoro in ufficio è più facile di quel che si crede.
Ma saper riempire la nostra Scatola del tempo al di fuori, non lo è affatto.

* * *

Questa sera ho ascoltato parole asserire che il Tempo Libero non esiste.

Mentre esiste il Tempo Liberato.

Come esiste il tempo delle relazioni, del riposo, della lettura, della musica, della riflessione.

Tasselli importanti che non dobbiamo scordare e che anzi, si vestono di massima priorità nel momento in cui ci scopriamo ad anelare ad una Vita gustosa.

Riconoscere l'essenziale e il necessario: inserirli al sicuro nella Scatola.
Riservare le ore e le mezzore, o i cinque minuti, a ciascuna azione o incontro, in base all'importanza.

E poi, liberare un angolino per ciò che ci piace fare, per come ci piace essere.

Per noi e basta, per me.

Si, me lo voglio regalare questo Tempo Liberato, ne avverto l'essenzialità.

E imparerò a consumarlo, a raschiare il fondo delle dosi giornaliere; lo renderò irrinunciabile, lasciandomi annegare nel diletto del mio oblio.



giovedì 27 marzo 2008

La Freccia del Sud

Gli sguardi si incrociano mentre abbozziamo sorrisi coraggiosi.
Ci sosteniamo a vicenda, fraternamente; siamo membra dello stesso corpo.
Incomincia la notte d'appartenenza ad un treno che assorbe i nostri odori, i sudori, le nostre lacrime nascoste, la polvere delle scarpe e la terra appiccicata alle ruote delle valigie. Assorbe noi e quelli che son passati prima di noi.
Domani accoglierà con immutato e nauseabondo odore altri esuli di ritorno.

Il suo nome è Freccia del Sud.
Da sempre, chi viaggia sulla Freccia ama designare l'avanzata notturna come il "Viaggio della Speranza".
E' un epiteto che ci riempie di forza, vigore e allo stesso tempo ci angustia il cuore.

Siamo qui, che ci osserviamo prima di proferir parola.
Siamo compagni: condividiamo lo stesso senso di smarrimento, ogni fine giornata, nel momento che precede l'abbandono tra le braccia del sonno e rammentiamo di trovarci in terra straniera. Conosciamo bene anche quella sgradevolezza mattutina che ci assale nel risvegliarci tra mura silenziose, senza che dalla cucina, dal soggiorno o dal giardino, provenga il gorgoglio di voci germogliate da carne e sangue uguale al nostro.

Ci osserviamo distrattamente complici. E' un tempo fermo, lo sappiamo bene; il treno trascina i nostri corpi stanchi, alcune facce inebetite si riflettono sui vetri.

I minuti che passano dal momento in cui si termina di sistemare i bagagli pesanti, negli spazi riservati all'interno degli scompartimenti o più alla buona fuori nel corridoio, fino all'istante in cui qualcuno decide che è giunta ora di far chiacchiera, sembrano eterni e interminabili; ma appena scoppia il chiacchiericcio scompaiono dalle nostre menti, come se non li avessimo mai vissuti, come se in fondo quel tirare il fiato e guardarci attorno ci fosse servito per ricaricare la linfa e rifiorire, per assorbire l'odore emanato dai sedili e farlo nostro, per sentirci a casa, per mischiarci con la polvere ed il colore verde-bluastro dei rivestimenti che ci circondano.

E si raccontan storie, apriamo i cuori e svisceriamo i segreti, chi siamo e dove andiamo, da dove veniamo e chi stiamo correndo ad abbracciare.
Hai lasciato due figli, la fidanzata, la mamma o il vecchio nonno, sei un soldato, lavori, studi, i soldi dello stipendio non arrivano a fine mese, prima di trovar casa su al nord hai dormito come uno zingaro nella tua macchina o nei pressi di qualche stazione d'autobus; sembrano storie di altri tempi, sono le nostre, uguali e diverse.

E c'è chi prende la sopressata calabrese, con quel profumo invadente e pungente di peperoncino, dipinta di un rosso così splendente da far invidia al più bel tramonto sul Tirreno; intanto prendi anche il vino, i bicchieri di plastica non mancano mai, volete un panino? C'è sempre da banchettare sulla Freccia del Sud.


Poi tutto si quieta. Pian piano.
Si scivola in un silenzio che ha il sapore impalpabile dell'irreale. Chiudiamo la luce. Si scosta la tenda che da sul corridoio.

La nostra Freccia scivola veloce su un binario che è dritto e liscio come l'olio.
Stiamo tornando a casa.
Il pensiero si concretizza per un attimo nella mente e avverto che la parola "casa" brucia, come un fuoco, e sfiora il limitar delle ciglia umidificandole con il contatto.

Fuori dal finestrino splende una luna immensa, così luminosa da ferir lo sguardo.
E io guardo quella distesa di terre e campi che mi lascio alle spalle ogni secondo che passa, bagnata da latte lunare che tutto ricopre con la trasparenza di un velo.

Questa notte non è nera.
Siamo immersi in una magia di blu, siamo come un pesce che si abbandona alla corrente di un mare senz'acqua.

E sento i miei occhi tirar giù le palpebre, come han già fatto tutti i miei compagni. Al risveglio il mio sguardo si getterà sull'orizzonte e vedrò la mia terra, mio amato sud, disteso sotto un'alba rosea e oro, abbracciato dal turchese Mediterraneo.
Mi sembrerà di svegliarmi dopo un lungo sonno, il cuore batterà la parola "casa" una, dieci, milioni di volte; e io conserverò il ricordo di questo viaggio come fosse un sogno,
evanescente,
inafferrabile,
mio.

mercoledì 26 marzo 2008

Iris

Iris

solo per ricordarmi che ti devo un altro Grazie...

giovedì 20 marzo 2008

I Luoghi del Dolore

luoghi del doloreLe passo lentamente davanti, guardandola. I suoi occhi si fissano su di me, ma non sembra vedermi; ha l'aria di non riconoscersi nella sua angoscia. Faccio qualche passo. Mi volto...
Sì, è lei, è Lucia. Ma trasfigurata, fuori di sé, soffrendo con una folle generosità. La invidio. Sta lì, ritta, a braccia aperte, come se attendesse le stimmate; apre la bocca, soffoca
. Ho l'impressione che i muri siano diventati più alti, ai due lati della strada, e che si siano ravvicinati, ch'ella si trovi in fondo a un pozzo. Aspetto qualche istante: ho paura ch'ella possa cader giù, rigida; è troppo gracile per poter sopportare questo dolore eccezionale. Ma non si muove, sembra mineralizzata come tutto ciò che la circonda. Per un istante mi domando se non mi sia sbagliato sul suo conto, se non sia questa che mi vien rivelata d'un tratto la sua vera natura. Lucia emette un piccolo gemito. Porta la mano alla gola aprendo due grandi occhi stupiti. No, non è in se stessa che attinge la forza di tanto soffrire. Le vien dal fuori... è questo viale. Bisognerebbe prenderla per le spalle e condurla alla luce, in mezzo alla gente, nelle strade dolci e rosee: là non si può soffrire così forte; ella s'ammorbidirebbe, ritroverebbe la sua aria positiva ed il livello ordinario delle sue sofferenze. Le volgo le spalle. Dopo tutto lei è fortunata. Io sono calmo da tre anni a questa parte. Queste solitudini tragiche non possono più darmi nulla se non un pò di purezza e vuoto. Me ne vado. (La Nausea, Jean-Paul Sartre)

Ci sono luoghi che liberano la nostra anima dall'inquietudine, rasserenano il cuore e lo sguardo. Altri luoghi distraggono la mente dagli affanni quotidiani, regalano un sorriso e lo stupore.

E poi ci sono quelli che invece ci trascinano in basso. Dove il nostro buio ci travolge e il corpo si abbandona senza freni al male dello spirito.

Luoghi in cui non ci vediamo, non ci sentiamo, non ci tocchiamo, non siamo.
In cui ci scopriamo ad immergere le braccia nella cloaca, per afferrare quella forza misteriosa che non conosce né vergogna e né contegno.

Sono i luoghi in cui conquistiamo la forza per soffrire.
Perché non sono illuminati, perché sono sperduti o insoliti, perché hanno il profumo giusto, il silenzio perfetto, il rumore che ci piace. Perché sono desolati o brulicanti di persone.

Io non conosco ancora le sembianze del mio Luogo del Dolore.
Non l'ho trovato. Forse non l'ho saputo cercare. O non l'ho cercato abbastanza.

E mi manca.

Per trovarlo non esistono indicazioni, solo istinto. E' un luogo dimenticato da tutti gli altri, viene attraversato o intravisto senza considerazione. Aspetta me, nel momento giusto.
Come il viale in cui si trovano i due personaggi del testo in alto. Un viale dove il freddo e la notte sono puri. Dove si può soffrire forte.

Ho bisogno di estirpare questa rabbia che giorno dopo giorno mi trasforma in quella che non voglio essere.

Voglio vivere il mio dolore eccezionale, purificarmi nel mio deserto e urlare senza più voce.


Poi, dopo, risorgere.


A nuova primavera.





mercoledì 5 marzo 2008

Sull'autobus...

E' da qualche mese ormai che la mattina prendo l'autobus per recarmi al lavoro.
Non ho l'abbonamento annuale, né quello mensile, né tantomeno il settimanale.
Solitamente acquisto il biglietto prima di salire a bordo, presso l'edicola più vicina a casa.
Alcune volte ho comprato il carnet di dieci biglietti, in modo da non dovermi scomodare ogni volta, almeno per qualche giorno.

E poi arriva un lunedì mattina in cui non mi ritrovo nessun biglietto in tasca, senza contare che da casa stavo uscendo in ritardo, quindi niente edicola, pazienza, mi dico, lo comprerò a bordo anche se mi costa 0,50 cent in più.
Peccato solo che dopo due minuti rimango a bocca aperta di fronte alla conducente, una signora bionda dallo sguardo materno, che afferma dispiaciuta: "non li ho, li ho finiti ieri a fine servizio e non li ho ancora acquistati".
Lì per lì non sò cosa dirle..nel tragitto che collega casa mia all'ufficio salgono spesso dei controllori (in particolare proprio il lunedì), una multa non mi va proprio di prenderla, l'autobus riparte ma io già pensavo di scendere alla fermata seguente, quando la signora conducente domanda ad alta voce: "c'è qualcuno qua dentro che ha un biglietto in più e può rivenderlo a questa ragazza?"
Speranza lieve.
Subito infranta da un'onda di sguardi freddi, gelidi e taglienti, scandalizzati, accusatori, della serie "è salita senza biglietto, cavoli suoi, magari voleva pure la furba, non gli venderei un biglietto nemmeno se ne avessi altri venti in tasca".

Pazienza.
L'autobus si avvicina alla nuova fermata, sorrido benevolmente alla conducente e mi appresto a scendere.
"Aspetta, ti dò il mio".



E' un ragazzo dalla pelle lievemente scusa, dai tratti somatici stranieri.
Mi porge un biglietto un pò sgualcito, come fosse stato stretto lungamente in mano.
Tento di dargli i soldi corrispondenti al prezzo, ma non li vuole.
Insiste con forza, non mi permette di pagarlo.

Ringrazio, timbro, mi siedo.

E guardo quel biglietto. Che sembra raccontarmi la storia di un ragazzo che forse i biglietti non li timbra mai. Che sale sull'autobus e siede in avanti, tentando di scorgere ad ogni nuova fermata la sagoma di un'eventuale controllore, per convalidare quel pezzo di carta in tempo, prima che le macchinette vengano disabilitate dal conducente. Altrimenti prosegue il suo viaggio gratis.
Mi racconta la storia di un ragazzo che ha stretto quel biglietto in mano per molti giorni, si vede dalle pieghe della carta, in corrispondenza delle quali il colore giallo limone è andato quasi via, lasciando il posto ad un reticolato bianco. Anche le scritte rosse e nere sembrano sbiadite. Forse a causa del sudore della mano. Un biglietto compagno di più viaggi, a differenza mia che ad ogni corsa d'autobus ne getto via uno.

Ho come la sensazione che non mi abbia permesso di pagarlo perché lui in fondo, quella stessa corsa d'autobus, la stava attraversando "gratuitamente".
Io invece avevo chiesto di pagare e in alternativa rinunciavo al servizio.
Quel ragazzo mi ha permesso di proseguire il mio viaggio tranquilla.
Sarà lui a scendere non appena la figurina nera si staglierà all'orizzonte della strada. O forse non farà in tempo perché questa volta non la riconoscerà, e si prenderà una multa, lui, che con quell'unico biglietto aveva percorso molte strade.

Lo sò bene, sono fantasie. Divagazioni. Ma il suo sguardo, nell'offrirmi quel biglietto, era tenero, colpevole, umile, basso. E durante il resto del tragitto ha continuato a guardare fisso la strada avanti a sè, con attenzione, come fosse un animale in procinto di fiutare il pericolo.
Ma sono fantasie.
Ciò che resta davvero è il suo gesto.

Inaspettato.

Grazie.

Perché anche i piccoli gesti meritano due parole.

martedì 29 gennaio 2008

e intanto scrivo il mio Libro dei Sogni

Da quando ho riscoperto con forza quanto i sogni notturni siano per me suggestivi e preziosi, non faccio altro parlarne.

Per queste visioni mi è presa passione ed ho iniziato una ricerca ossessiva che potrei quasi definire "la malattia dei sogni".
Ricerca di testimonianze altrui, di racconti, di esperienze. Ho voglia di confronto. Avverto la necessità di ascoltare altri che ricordano le gesta dei loro alter ego onirici.

E ne parlo, descrivo qualche visione, cerco informazioni, tento di capire come catturarli o come dirigerli, come prendere il controllo di un sogno e trasformarlo in un sogno lucido, sperimento, scavo, trovo.

E sì, perché la rete è come il cappello del mago, basta cercare e tutto salta fuori.

A volte addirittura si trova proprio quello che si stava cercando, una fonte preziosa, un segno, un piccolo tesoro da "rubare" e conservare, una "coincidenza".

Io ne ho trovate due, che eran lì ad aspettarmi da un pò di tempo, ma non le avevo mai notate.

La prima proviene da un sito che spesso consulto e amo sfogliare, il MestiereDiScrivere di Luisa Carrada, che in un'apposita sezione mette a disposizione dei libricini interessanti, definiti Quaderni.
Questa piccola collezione di quadernetti in pdf credevo di conoscerla bene, eppure...eccolo, mi era sfuggito proprio lui! e adesso mi è bastato digitare su Google "scrivere sogni" e lo vedo apparire dinanzi ai miei occhi come fosse un regalo sotto l'albero.

Scrivere Sogni, di Barbara Parmeggiani: motivazioni e consigli per diventare redattori di sogni. Sopraffino.


(vi invito, se non li conoscete ancora, a dare una sfogliata anche agli altri Quaderni del MestiereDiScrivere...una biblioteca virtuale che merita di essere sfogliata in ogni pezzo)

La seconda coincidenza, l'altra cosa preziosa, è una mostra che la città di Federico Fellini, la città dove adesso abito, Rimini, dedica al regista.
Non è la prima e non sarà l'ultima, Fellini è spesso protagonista di manifestazioni o eventi, eppure questa mostra qui, proprio in questo periodo (coincidenze? ma si) verrà dedicata al Libro dei Sogni che il Maestro ha lasciato in suo ricordo.

libro sogni fellini
Fellini Oniricon - Il Libro dei miei Sogni

20 gennaio - 16 marzo
Castel Sismondo, Rimini


Una serie di disegni, scritture, schizzi e didascalie, un diario di fantasticherie per raccontare e descrivere il geniale mondo onirico felliniano.

Segni? Simmetrie? Casualità?
Non lo sò, però sono giorni in cui mi piace sognare, in cui mi piace trasformare in parole e colori il mondo celato dietro le palpebre chiuse, e scovare queste due perle nel grande mare del WWW mi fa immensamente piacere.

sabato 19 gennaio 2008

L'Estasi del Sogno

sognoHo ripreso da poco a possedere i miei sogni ad occhi chiusi.

Per un lungo periodo ho subito l'incapacità di trattenere il ricordo del sogno notturno al risveglio.

Il suono della sveglia strappa la mente con troppa violenza dall'onirico mondo del riposo.
E così al mattino, mentre schiudo malvolentieri gli occhi e mi costringo ad afferrare la percezione del dovere di alzarmi, la mia mente vaga vuota, senza ricordi, senza nessun sentore del tempo appena trascorso.

Altre volte invece l'esistenza di quel mondo fantastico aleggia nello spirito, ma fatico a trattenere le immagini, ad afferrarle mentre furtive scivolavano via come acqua di fonte.
Sensazioni indefinite eludono la presa delle dita, ancora troppo intorpidite da Morfeo.

L'insonnia poi, mi costringe spesso a delirare in dormiveglia.
In quello stato confuso in cui il sogno non possiede contorni.
E ricordo solo visioni spiacevoli, di persone amate che feriscono o che vengon ferite.
Un subire, un fuggire, poi un indugio, una forte attrazione, un volteggio di passioni e paure, e dolore, e silenzio.
Ma ancora una volta, solo qualche frammento persiste alla luce del mattino.

Brandelli preziosi che custodisco come tesoro nel mio cuore.
Durante il giorno tento di riviverli, sperando nell'apparire di ricordi più limpidi.
Rincorro i mie sogni perduti con tutte le mie forze.

Ma perché è così importante possedere le visioni notturne della mente?

Oh, io lo conosco il motivo...

I sogni sono la parte mancante di noi stessi, sono la nostra nudità celebrale, i nostri sentimenti svestiti dalla razionalità, dal contegno, dal senso di giustizia, dalla morale, dal controllo, privi del limite del corpo, della pesantezza, della morte.
Si, privi della morte.
Nel sogno non possiamo morire davvero eppure possiamo provare questa sensazione infinite volte. Prigionieri di una replica instancabile, ma privi della condanna mortuaria.

Nel sogno soffriamo atrocemente, vittime agghiacciate e urlanti di un dolore senza voce.
Nel sogno diventiamo carnefici, impassibili, curiosi, senza timori o dispiaceri.

Nei miei sogni c'è un'altra me stessa che conduce una vita parallela, che veste un sentimento diverso ogni notte, che gioca con le persone che io amo, e lei le ama a sua volta e le odia anche, liberamente, con sfregio, si fa maltrattare e poi dopo maltratta.
Di soffrire lei non ha paura.
Il dolore lo vive fino in fondo, si lascia contorcere le viscere, si piega, poi si rialza e mi guarda deridendomi...Perché in fondo nulla è accaduto.

Io sò che quella parte di me stessa che giace nel sogno è la mia IO più vera.

Lo sò.
E ogni mattina ne cerco i frammenti in quell'estasi di vigile intorpidimento.

Ho ripreso da poco a possedere i miei sogni ad occhi chiusi.

L'impegno quotidiano ha iniziato a concedermi i suoi frutti.
Addirittura alcune mattine riesco a rivivere sogni interi. Tutta la trama, tutte le sensazioni della visione trascorsa.

Per paura di vederli sfuggire da un momento all'altro, ho iniziato a scriverli.

Prendo appunti su dei piccoli pezzi di carta disposti sopra il comodino.
A volte, quando le immagini trattenute sono particolarmente accese, faccio uso di matite colorate o pastelli. Alcuni sogni non possono essere cantati con le parole, serve l'interpretazione del colore.
Poi, i piccoli pezzi di carta, prendono posto tra pagine di libro.

Il mio Libro dei Sogni è un libro color canapa, regalatomi il giorno della Laurea da una ragazza con la quale condividevo libri e scritture.
Non l'ho mai usato, non ne avvertivo il bisogno.
Adesso, il vuoto delle pagine lascia il posto ad un mondo fantastico e imprevedibile.

E' un omaggio che concedo a me stessa,
o meglio,
alla me stessa che alberga nei miei racconti notturni.

Perché ormai, che ho imparato a sognare, non smetterò....